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Vertical farming: che cos’è e come funziona l’agricoltura del futuro


Di questa mattina è la notizia del maxi rogo che ha devastato la Planet Farms di Cavenago, alle porte di Milano. Di una delle più grandi vertical farm d’Europa — nata nel 2018 dall’intuizione di Luca Travaglini, 43 anni, la cui azienda di famiglia è leader mondiale nella realizzazione di stabilimenti automatizzati nel settore alimentare, e Daniele Benatoff, una carriera nell’alta finanza londinese prima di virare sulla produzione di insalate e basilico 4.0 — resta poco o nulla, come si può vedere transitando sull’autostrada Milano-Bergamo.


Vertical farm, che cos’è

Un disastro per un’eccellenza italiana nel mondo che ha fatto di innovazione e sostenibilità la propria cifra. Ma checosa è di preciso una vertical farm? Letteralmente «fattoria verticale», questo tipo di azienda coltiva piante utilizzando superfici verticali anziché orizzontali. Una forma di agricoltura urbana che viene in genere praticata in ambienti chiusi, come serre o edifici costruiti ad hoc. E che ha l’obiettivo di massimizzare le produzioni di cibo in spazi limitati, ben diversi dai terreni agricoli tradizionali. Per questo usa tecniche di coltivazione ecologica tra cui l’idroponica, l’aeroponica e l’acquaponica. Nel primo caso — l’idroponica — le piante crescono in un ambiente acquoso o dentro a un mezzo inerte (come perlite, lana di roccia, argilla espansa o fibre di cocco) dove le radici ricevono una soluzione nutritiva. Nel secondo — l’aeroponica — le radici delle piante, sospese in aria, vengono regolarmente nebulizzate con soluzioni nutritive. L’acquaponica, da ultimo, unisce piante, pesci e batteri. E lo fa in un ambiente a riciclo d’acqua chiuso in cui i pesci, con le proprie escrezioni, forniscono alle piante il nutrimento dall’acqua, senza bisogno del terreno. Si genera così un sistema integrato in cui l’acqua dalle vasche dei pesci viene pompata in apposite unità di coltivazione dove le piante assorbono i nutrienti, purificando l’acqua che poi ritorna ai pesci.


Vertical farm, tutti i vantaggi

Particolarmente adatta alla produzione di ortaggi, erbe aromatiche e frutta, la coltivazione verticale assicura una considerevole produzione di vegetali in aree urbane dove, in genere, il terreno è limitato o costoso. L’ubicazione interna a edifici, serre, persino container appositamente studiati e predisposti, fa sì che fattori come temperatura, umidità, luce e anidride carbonica possano essere controllati con precisione. Il che permette di offrire alle piante un habitat ottimale durante tutto l’anno, indipendentemente dalle condizioni climatiche esterne. L’impiego, poi, di tecniche all’avanguardia come l’idroponica, l’aeroponica e l’acquaponica porta a un minor utilizzo di acqua e riduce di fatto l’uso di fertilizzanti, pesticidi, erbicidi, antiparassitari.In un ambiente chiuso, però, è difficile poter beneficiare della luce solare. A favorire la fotosintesi clorofilliana pensano particolari lampade led. E ancora: essendo prossima a grossi centri abitati, la vertical farm non necessita di grandi trasporti per fare arrivare gli ortaggi a destinazione. Il che porta a ridurre le emissioni di gas serra. Sul fronte high tech, infine, queste fattorie fanno leva su tecnologie avanzate per monitorare e gestire le colture: sensori per il controllo del clima, sistemi automatizzati per la distribuzione dell’acqua e dei nutrienti, robotica per la semina, la cura e la raccolta delle piante. Come dire: grazie alle vertical farm, il concetto della tecnologia in agricoltura da difensivo si fa preventivo. L’obiettivo? Salvaguardare l’ambiente senza sfruttarlo.


Vertical farming: sarà il futuro dell’agricoltura?

Con un valore di mercato che, entro il 2026, è destinato a sfiorare i 20 miliardi di dollari (dati Plan Lab), quella del vertical farming è una realtà in ascesa. La possibilità di produrre importanti quantità di ortaggi in maniera sostenibile, controllata ed efficiente, riducendo al minimo lo spreco di acqua e lo sfruttamento del suolo, porterà l’agricoltura a integrarsi sempre più nel contesto urbano. In un futuro non lontano questa pratica potrebbe, persino, risolvere il problema dell’approvvigionamento alimentare di una popolazione, quella mondiale, che oggi conta 8 miliardi di persone. E che, entro il 2050, potrà sfiorare i 10 miliardi.


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